Torniamo tra gli amici di Italiaineuropa dopo un po’ di tempo. Abbiamo osservato il nostro paese guardando nel binocolo all’incontrario e cercando di aggirare l’enorme balena di ferro arenata sugli scogli del Giglio, che per troppi giorni ha catalizzato l’attenzione di tanti. Appena eletto avevamo scritto proprio qui che Monti sarebbe stato l’unico a poter dar spettacolo in un Europa bollita, se non stracotta. E sono arrivati gli encomi di Obama e la standing ovation a Bruxelles. Torna il denaro sull’Italia e sui nostri titoli di stato, come direbbero i trader, ma la situazione è lungi dall’essersi normalizzata. In questi giorni va in scena il confronto con i sindacati, per meglio dire con le tre organizzazioni storiche, sulle regole del lavoro. Anche questa volta azzardiamo una previsione non perché ci sentiamo astrologi; ci limitiamo infatti a valutare il contesto in cui questo confronto si svolge. Il punto debolissimo della questione sta proprio nei protagonisti, le cosidette parti sociali che ereditano da un passato ormai troppo lontano la loro rendita di posizione. Erano maggiormente rappresentative del mondo del lavoro anni fa, in un Italia diversa per caratteristiche sociali e politiche, in uno scenario economico ed industriale totalmente differente da quello attuale. Oggi sono minormente rappresentative, ciò non di meno agiscono e vengono fatte agire come se il tempo non avesse attraversato il paese segnandolo con i grandi cambiamenti e le discontinuità dal passato. Dunque Monti & co vogliono riformare
feb
18
Lavoro, sindacati, riforme… riprende la nostra navigazione
feb
10
Ancora Grecia
Scadenza pericolosa quella delle cedole del marzo prossimo per la Grecia. Il rischio che incombe sul paese ellenico è sempre lo stesso: il default. Qualora non si riuscisse a ripagare gli alti debiti dei titoli di stato, la Grecia si ritroverebbe nel fondo del baratro. Se nella storia delle civiltà antiche, Atene e Sparta, rappresentavano, attraverso il primato civile e legislativo o basandosi sull’organizzazione militare, punti di riferimento sicuri del progresso umano e civile viene da pensare come sia stato possibile che antenati così determinati ed illustri abbiano lasciato il passo a posteri sì “barbari”? Il paragone è chiaramente e volutamente esagerato, (discorso non tanto dissimile lo si potrebbe fare con il Bel Paese) ma l’intenzione è sottolineare come lo stato greco si trovi in una situazione di crisi endemica e come da questa situazione non riesca proprio ad uscire, o quantomeno a sperare in una soluzione dignitosa. Non che il contesto europeo aiuti Atene in modo particolare. Se ognuno guarda al proprio orticello però, questa volta più che mai, si rischia di affondare. Ma in Grecia forse non ne sono pienamente consci, o se ne sono accorti troppo tardi. Ulteriori tagli nel settore pubblico erano apparsi impensabili fino a ieri ma, se si vogliono sbloccare i nuovi fondi destinati a sanare gli enormi buchi del debito (una nuova tranche di finanziamenti da 130 miliardi di euro) contratti da Atene bisogna convincere i membri della trojka (Ue, Bce e Fmi) sulla fattibilità delle risposte elleniche alla crisi in atto e sulle prospettive future. Fare tutto ciò come qualcosa di pratico significa quindi stringere ancor
gen
19
Commemorazione di Mirko Tremaglia il 31 gennaio
Cari amici,
Per onorare la memoria di Mirko Tremaglia, abbiamo organizzato un convegno dedicato alla sua figura ed alle grandi questioni cui ha rivolto il suo impegno politico e istituzionale.
Il dibattito, che prevede la partecipazione di importantissime personalità e la conclusione del presidente Fini, si svolgerà martedì 31 gennaio alle ore 16:00, presso la Camera dei Deputati.
A seguire, alle ore 18:00, sarà celebrata la Santa Messa presso la Chiesa di San Giovanni della Pigna, detta anche Chiesa degli Italiani nel Mondo, situata in piazza della Pigna.
Roberto Menia
dic
30
TREMAGLIA: L’ITALIA SOPRA OGNI COSA
Non ha colori Mirko. Non ha colore il suo ricordo. Ingabbiarne le idee ed i sogni in riduttivi e banali stereotipi politici sarebbe come tentare invano di deviare un corso d’acqua. La sua forza ingestibile spazzerebbe via anche una diga sapientemente costruita. E’ l’espressione della destra, certo. Ma di una destra che ama mettersi in discussione che sa guardare al futuro con gli occhi affascinati e appassionati di un ragazzo che, anche se appesantito da 85 primavere, sa progettare e sognare un Paese migliore. Ecco perché non hanno un solo colore i suoi sogni. Hanno soltanto un nome ed un’unica missione, l’Italia sopra ogni cosa. E un simbolo a farne da sfondo: il tricolore. Era questo il ragazzo di Salò, un sogno che diventava idea e si formava in azione. Mettere al centro di ogni gesto politico e sociale gli italiani, quelli in Patria, quelli oltre confine e quelli che magari lo sono diventati da poco, i cosiddetti nuovi italiani, di cui nessuno sembra volerne parlare. Perché l’italianità non è un parere, e questo Mirko lo sapeva bene. Non è un abito di cui ci si può disfare a piacimento. E’ un fuoco che arde dentro e che si alimenta giorno dopo giorno. E bisogna saperlo difendere a pugni stretti e a occhi aperti, senza aver paura di parlare e senza temere di mettersi in gioco. E in questa disciplina Mirko era un campione. Ieri ci ha lasciato un politico di razza, uno di quelli di cui l’Italia sente un disperato bisogno.Un uomo che ha saputo sfidare il Pdl, non credendoci e non essendosi mai voluto iscrivere, votando contro ad ogni fiducia quando si trattava di difendere un ideale. Che sapeva affrontare a muso duro ogni governo e ogni scelta quando sembrava la meno opportuna. Che sapeva e amava alzare le mani al cielo e urlare a squarciagola quando si trattava di invocare il rispetto dell’italianità in tutte le sue forme e in tutti i suoi colori. Che ha valuto difendere ogni volta e in ogni circostanza l’Italia e le sue istituzioni come vessillo di democrazia, tenacemente conquistata. Che stringeva in un grande e caldo abbraccio ogni connazionale che con le lacrime agli occhi si avvicinava alla sua stanca figura. Malgrado gli acciacchi e i disagi dovuti alla malattia, ha creduto fin dai primissimi istanti nel progetto di Fli, instillando forza e energia e credendo ancora con tutte le sue forze che un’altra Italia era ancora possibile. Un’Italia lontana dai mai sopportati personalismi e pressappochismi in cui la politica dominante sembrava ci stesse trascinando. Era questo Mirko, coerenza nelle idee e chiarezza
dic
28
La crisi del debito in pillole #1
I mercati non mettono mai la firma. Per dare una spiegazione al calo dei rendimenti che si è registrato oggi sul mercato dei Bot semestrali è necessario quindi affidarci al ragionamento logico.
Perchè partecipare ad un’asta chiudendo gli acquisti a circa la metà del rendimento che si otterrebbe sul mercato secondario? Quale investitore “indipendente” farebbe simile autogol? Nessuno.Ecco quindi l’ asse Monti-Draghi che sembra agire di concerto per dare un segnale diretto più alla politica italiana che ai mercati considerando che nonostante l’esito dell’asta, lo spread è rimasto dove era (a circa 500 pt.). Come hanno fatto?Chiedendo (negoziando) alle banche italiane di usare parte del prestito concesso dalla BCE per condizionare l’esito delle aste di oggi, concertando cioè il tasso dell’aggiudicazione, esattamente quanto dovrebbe fare la BCE se non fosse obbligata dal suo stesso statuto ad operare esclusivamente sul mercato secondario del debito pubblico (una pratica dimostratasi in questi mesi pressoche inutile). Il risultato? Un “quantity essing” per interposta persona.Il rischio principale è che si tratti di manovre di breve respiro e che questi escamotage prima o poi possano trasformarsi in “impicci ed impacci”: il sistema bancario non avrebbe infatti dovuto utilizzare la liquidità offerta dalla BCE per sostenere la domanda globale attraverso la concessione di mutui e prestiti a famiglie ed imprese?La verità è che la coperta è corta e la partita vitale per il nostro Paese si giocherà sull’enorme massa di debito all’asta nel 2012. Ora occhi puntati sul test di domani su BTP a scadenze più lunghe. Vediamo come si comporterà in questo frangente il “sistema finanziario”.
dic
11
Superare le resistenze
Governo Monti=governo dei bocconiani, un’equazione che, in un paese realmente civile e democratico, non dovrebbe destare scandalo alcuno. Ma siamo in Italia e non sempre ce ne ricordiamo, il Paese dove troppo spesso l’autolesionismo si mischia alla scarsa coerenza e all’ipocrisia delle masse. Le proteste contro “il sistema bocconiano”, i tentativi di assalto all’università, i moti di dissenso e di disgusto da parte di una frangia del movimento studentesco, danno la cifra più chiara ed esatta di quanto nel nostro Paese la becera strumentalizzazione politica ed il pregiudizio ideologico nuociano gravemente al futuro ed alla salute dello Stivale intero. Si indignano, smuovono piazze (se così si può definirle) e si trincerano dietro il manifesto del pluralismo culturale, peccato che si rivelino per l’ennesima volta i pasdaran dell’ottuso e cocciuto rifiuto del diverso, dell’alternativo, di tutto ciò che si distacca, anche solo di qualche centimetro, dalla loro visione politica.
Fa molta tristezza, all’indomani dell’insediamento del nuovo Esecutivo, sentire studenti o presunti tali continuare a ripetere slogan sessantottini e sciorinare lo spartito di una musica non scritta da loro bensì dai soliti
nov
27
Politica europea, pessima politica
Come si fa a parlare di equità, di giusto proporzionamento dei sacrifici o addirittura vaticinare di redistibuzione della ricchezza?
Ormai anche quelli più lontani dal mondo dei mercati finanziari e degli investitori hanno compreso che in questi momenti di cupa e preoccupante crisi c’è chi sta guadagnando enormi somme di denaro, mentre loro stanno già pagando le ricadute che questa crisi provoca sui bilanci familiari.
Come è possibile allora che mentre tutti gli indici crollano e i titoli azionari e obbligazionari di ogni tipo subiscono cali fortissimi, ci siano degli investitori che riescono a guadagnare?
Il mercato finanziario è ormai ahinoi contro natura, inverte cioè le regole del buon senso e della logica direttamente proporzionale.
Per farla breve e semplice è come scommettere contro se stessi: vinco se perdo. Puntare sul cavallo perdente, sul numero che non esce, sullo 0 del totocalcio, insomma sovvertire le regole del gioco.
Proprio questi investitori al ribasso che stanno puntando valanghe di liquidità contro l’euro e i suoi paesi, sono i maggiori responsabili di quanto sta accadendo.
Di questi tempi si vedono flessioni giornaliere sul mercato con percentuali fino a poco tempo fa registrabili solo di fronte a notizie negative certe e clamorose.
nov
19
Il più grande spettacolo dopo l’UE siamo noi
Giorni fa, prima delle dimissioni dell ex Premier, avevamo auspicato che la ragionevolezza animasse gli scranni del nostro parlamento. Cosi è stato ed ora l’autorevolezza del governo Monti sta riaprendo la via a provvedimenti urgenti, indispensabili all’Italia e reclamati dal consesso europeo. A nostro avviso sta sfuggendo peró il vero obiettivo per il cui raggiungimento, Monti può fare la grande differenza. Non si tratta dell’implementazione dei 39 punti Bce/Ue per altro già scritti e circoscritti, come d’altra parte non lo sono presumibili riforme nelle quali sarà il Parlamento il soggetto largamente condizionante. Il vero spettacolo dopo l’UE, per utilizzare il leit motiv della nota canzone, siamo noi. Proprio così: Monti è l’unico personaggio in Europa in grado di mettere ad un tavolo Merkel, Sarkozy,Barroso e Draghi, creando le condizioni per un deciso sbilanciamento delle posizioni dell’eurozona a favore di tutti quelli a cui non piace la politica tedesca, che di fatto sono la stragrande maggioranza della UE. Ciò è possibile perchè Monti, già dotato di una riconosciuta
nov
15
Sovranità limitata?
In questi ultimi giorni il quesito ricorrente riguarda la possibile condizione di sovranità limitata del nostro paese. Il percorso istituzionale che l’Italia sta intraprendendo con la ricerca di un governo tecnico sostenuto da larghe intese politiche e prima ancora i contenuti e i tempi delle manovre finanziarie, sono stati dettati da veri e propri diktat arrivati sotto forma di precise richieste delle istituzioni economiche europee ed accompagnati da drammatici segnali trasmessici dai mercati. Il condizionamento che si è così venuto a formare ha stabilito le forme, i modi ed i tempi di una vera e propria road map che l’Italia sembra sia costretta a seguire senza alternative, pena il tracollo economico e finanziario del paese. Basterebbe notare che quanto è accaduto in Spagna, cioè il passo indietro del premier Zapatero e il conseguente annuncio di prossime elezioni che aveva decisamente allentato le tensioni dei mercati in quel paese e sospeso i moniti della BCE, oggi non sarebbe da noi sufficiente. Ciò nonostante quanto si va ripetendo da tempo,ovvero che l’Italia ha fondamentali non solo migliori della Spagna, ma anche della Francia, motivo per il quale la speculazione dovrebbe guardare altrove prima di attaccare un paese complessivamente solido seppur con un debito pubblico ingente. E’ proprio il debito pubblico a non essere il vero obiettivo dei mercati e il vero punto debole del nostro paese: abbiamo infatti convissuto con questi livelli debitori per anni senza che ciò abbia comportato simili drammatiche ripercussioni, anzi la scadenza media del nostro debito si è nel tempo prolungata, fino a raddoppiare. Vale quindi ciò che evita agli Stati Uniti,
nov
13
Il lascito
Mentre la ragionevolezza sembra prevalere, è d’obbligo un nostro commento sulla fine della lunga presenza di Silvio Berlusconi alla guida del paese. Come sempre l’analisi storica, sociale e politica necessita un diaframma di molti anni, trascorsi i quali i fatti, le tracce e le immagini assumono quella fredda nitidezza che consentirà una valutazione più oggettiva. Qualche cosa però possiamo dire, sottraendoci agli umori del momento, all’orgoglio degli sconfitti e alle passioni dei vincitori, lontani quanto possibile dalle polemiche e dai risentimenti. Il merito più grande di Berlusconi è stato quello di restituire voce ad una larga parte degli italiani condizionati e soffocati sin dal dopo guerra, da un’egemonia culturale ed ideologica di stampo cattocomunista. Il prezzo della guerra partigiana al fascismo si è propagato nelle generazioni, costringendoci a veder consegnati alle idee e ai comportamenti marxisti e post marxisti, i cardini portanti della società italiana: la cultura e la scuola, la magistratura, il sistema assistenziale e sanitario. Questo è stato fino alla fatidica discesa in campo
nov
08
Dovremmo tutti essere ragionevoli, più che responsabili …
La necessità urgente di un governo guidato da una personalità autorevole, riconosciuta tale dal mondo economico finanziario, è un dato acclarato.Un esecutivo sorretto da una maggioranza parlamentare estesa, che possa ricomprendere i due maggiori blocchi politici, quelli che nella logica bipolare in tempi normali dovrebbero alternarsi alla guida del paese.
Chi vi scrive è terzopolista obbligato, obbligato da una situazione non normale che ha costretto la parte ragionevole del centro destra ad uno spin off, per dirla in termini finanziari, che ha di fatto decretato la nascita di Fli e la costituzione del terzo polo.
In attesa che si ristabilisca l’ assetto fisiologico dell’alternanza bipolare, noi di Fli soprattutto abbiamo il delicatissimo ruolo di catalizzatore.
Così come abbiamo decretato la fine del centrodestra berlusconiano, con la stessa lucidità e decisione dobbiamo promuovere la costruzione del nuovo centrodestra, quello post Berlusconi.
Auspicando un rapido passaggio al nuovo esecutivo, avremmo centrato il nostro primo obiettivo con 11 mesi di ritardo, dopo quel fatidico fallito tentativo del
nov
03
ITALIANI NEL MONDO – DI BIAGIO(FLI): SU VOTO ALL’ESTERO GOVERNO PASSI ALL’AZIONE
ott
26
Europa: timoniere cercasi
Ancora una volta chi siede al timone dell’Europa preferisce lanciare strali di paura invece di avviare concretamente una nuova stagione di riforme che possa far uscire il vecchio continente dal vicolo cieco in cui si è messo. Ieri, il presidente francese Sarkozy tuonava cupo “L’Europa non è mai stata così vicina all’esplosione”. Parole di arrogante minaccia che svelano la dura realtà che sta dietro al governo d’Europa: il teatrino fatto di piccolezza e scortese sarcasmo che è andato in scena domenica scorsa durante la conferenza stampa del cancelliere tedesco Angela Merkel e del presidente francese Sarkozy ha dimostrato ancora una volta quanto l’odierna leadership europea sia fatta da nani, sia in termini politici che culturali. Più della crisi dell’euro, più della grave instabilità finanziaria di alcuni Stati membri, più dell’imbarazzante e colpevole inedia che affligge uno dei Paesi fondatori come l’Italia, quello che veramente preoccupa è la totale miopia di chi – a dire il vero non proprio in conformità né con lo spirito dei trattati, né tantomeno con la prassi diplomatico-istituzionale che regola la vita dell’Unione
ott
06
Riforma elettorale: un problema persistente?
“Mattarellum” o “porcellum” che sia: l’ Italia non ha pace in tema di sistema elettorale. Nello spirito che animò la Prima Repubblica il sistema proporzionale si considerava l’ unica via possibile affinchè il paese, appena uscito da una esperienza autoritaria, non potesse ricadere in simili fattispecie. Eppure agli inizi degli anni Novanta si sentì il bisogno di un vigoroso rinnovamento: non si poteva continuare con un sistema elettorale che veniva giudicato come fonte principale di quella instabilità governativa che aveva assunto, nel corso della Prima Repubblica, caratteri cronici. Va detto che, pur essendo realmente rappresentativo delle preferenze degli elettori non permetteva ai governi di coalizione legislature longeve, costretti questi ultimi al fortissimo “potere di ricatto” dei partiti minori. Ecco allora, nel 1992, una svolta epocale in tema. L’ Italia abbandonava il proporzionale per affidarsi alla presunta stabilità di un sistema maggioritario in risposta allo spirito antipartitocratico che animava l’ opinione pubblica del Belpaese. Il “Mattarellum”, che i referendari vorrebbero ora re-instaurare al posto del sistema vigente, entra così in campo nel 1993, nell’ ambito della neonata Seconda Repubblica. Il sistema del “Mattarellium” si fonda
set
27
Green Economy!
Se l’800’ può essere definito il secolo del carbone, il 900’ del petrolio e infine del nucleare, il XXI secolo sarà caratterizzato dalle energie pulite (eolico, solare, geotermia, maree). Quest’affermazione sembra abbastanza azzardata visto che il sistema produttivo mondiale continua ancora a reggersi stabilmente sui vecchi pilastri dell’energia (petrolio,carbone e gas naturale). Secondo i dati riportati dalla IEA International Energy Agency nel 2004 il consumo di energia nel mondo proveniente da fonti alternative è pari allo 0,5% (solare 0,039%, eolico 0,064%, geotermico 0,41%). Il loro contributo alla produzione mondiale di energia elettrica è sempre molto basso (eolico 0,5%, geotermico 0,3% e solare 0,0%). Nonostante questi dati sconcertanti, nell’ultimo decennio il green business è cresciuto molto anche se non in modo esponenziale a causa della crisi economica e finanziaria che si è abbattuta sui mercati mondiali dal 2008 e della mancata volontà di molti governi (tra i quali il nostro) di incentivare tali investimenti. Ma il futuro, a partire dai prossimi decenni, può essere solo che green visti i rapidi cambiamenti ambientali e la necessità di ridurre l’emissioni di CO2, causa principale del riscaldamento terrestre. L’Unione Europea con la “Strategia Europa 2020” ha fissato chiari obbiettivi
set
20
Debito: arriva il dragone
Luo Jiwei. Vi dice niente questo nome? Probabilmente no, o almeno era così fino a poco tempo fa. Da qualche giorno, invece, qualche campanello dovrebbe iniziare a suonare, perché Luo Jiwei è il presidente della China Investment Corp., uno dei maggiori fondi sovrani al mondo che gestisce, assieme alla Safe, i circa 3.200 miliardi di dollari di riserve valutarie estere cinesi. Riserve che sono arrivate anche in Italia, secondo il Financial Times, per rilevare il 4% del debito pubblico italiano, circa 76 miliardi di dollari, in modo da provare ad aiutare il Belpaese nell’affrontare una crisi finanziaria che, a dispetto di quanto assicurato a più riprese da Governo e Parlamento, sembra non finire mai. Inoltre, c’è la previsione di vendita anche di quote azionarie delle maggiori a nuova offerta dei rappresentanti del governo italiani prevede, oltre ai titoli di Stato, anche quote strategiche di azionariato delle maggiori società del Paese, come Eni ed Enel.Non è ancora chiaro quanto e se in realtà la Cina sia subentrata nel debito, ma quello che è fuor di dubbio è che l’ipotesi era stata vagliata già da qualche tempo da Tremonti. Se da una parte, infatti, il ministro dell’economia aveva a più riprese espresso i propri dubbi sull’efficacia e la necessità di una colonizzazione economica cinese dell’Europa, dall’altra il Ministero del
set
14
Ritorno al futuro …
Che l’Italia stia facendo fatica ad uscire da questo pantano economico-politico è un dato innegabile. Il triste spettacolo a cui si continua ad assistere da mesi, con il susseguirsi di diverse proposte di manovra strutturalmente diverse l’una d’altra, figlio della debolezza dei nostri organi di decision making continua sempre più a compromettere l’immagine dell’Italia in Europa e nel mondo. È evidente che questo governo abbia da tempo perso il timone del Paese e che la paura di ammutinamenti interni abbia sempre più ridimensionato la sua capacità decisionale fino a renderlo palesemente inadeguato a gestire il tempo della sfida e della crisi nel quale è in gioco buona parte del nostro futuro. Sarebbe poco serio addossare al governo Berlusconi le colpe di una crisi di portata mondiale ma è chiaro che, quantomeno sul fronte europeo, la scarsa credibilità di cui gode il nostro esecutivo non abbia giocato a nostro favore esponendoci con più facilità agli attacchi speculativi. Continuare ad invocare un cambio di passo, una svolta che conduca ad elezioni immediate
set
01
ITALIANI NEL MONDO – DI BIAGIO (FLI), INSIEME A MIRABELLO PER PROGETTARE L’ITALIA DEL DOMANI
Tra pochi giorni si riapriranno le porte di uno degli appuntamenti più importanti e sentiti del centrodestra italiano. Un evento che ha assunto dei tratti di maggiore e forte intensità a partire dal 2010 quando nel paesino emiliano sono state tracciate le linee guida del progetto di Futuro e Libertà per l’Italia. Nel settembre del 2010 centinaia di voi, italiani residenti all’estero, sono stati spettatori presenti e attivi di una inaugurazione politica, culturale e programmatica che vi ha reso parte integrante di un progetto ambizioso e sfidante, quale quello di ridare dignità ad un Paese devastato dal clientelismo e dagli spot berlusconiani.A distanza di un anno molte cose sono cambiate: purtroppo la situazione italiana sotto il profilo politico ed economico si è oggettivamente aggravata. Non possiamo negare che una buona dose delle responsabilità ricade su una gestione governativa, priva di programmi e di idee e tutta ripiegata sui propri interessi e sulle proprie personalissime aspirazioni. In questi mesi il nostro gruppo ha subito delle modifiche che lo hanno arricchito, ha incamerato esperienze e energie che gli consentiranno di affrontare un autunno politicamente caldo e impegnativo. E gli italiani nel Mondo legati a Fli devono essere consapevoli di questa sfida. La capacità di volerci mettere in gioco che abbiamo saputo dimostrare
ago
24
Focus sulla questione libica: svolta democratica o futuro incerto?
Indipendente dagli inizi degli anni ’50, dopo un lungo periodo di dominio coloniale italiano, la Libia si trova a un crocevia fondamentale della propria storia, oggi come sessanta anni fa. Non è però la ricerca di una propria identità autonoma l’oggetto del contendere odierno, quanto la scelta di una nuova forma di governo dopo decenni di dittatura. In questi giorni (in realtà da mesi ormai) è in gioco il futuro del popolo libico. Ora, però, sembra essere scoccata l’ora decisiva. Il regime dittatoriale è giunto al capolinea e con esso colui che ne è stato l’artefice principale. Le tesi sostenute, da tempo ormai immemore, dal colonello Muammar Gheddafi, presunto padre divenuto poi carceriere della nazione libica, secondo cui la propria figura sarebbe stata quella di pacificatore e mediatore di tribù altrimenti in continua guerriglia fraticida, ormai non reggono più. Gli oltre 6 milioni di persone che popolano le vaste regioni del Fezzan, della Tripolitania e della Cirenaica vivono per la maggior parte, se non ormai per la quasi totalità, nelle grandi città della costa ed hanno lottato unite per rompere quel giogo che da oltre 40 anni il regime del Colonnello ha imposto sulle loro teste. Scene di esultanza si susseguono da Misurata a Bengasi, passando per Tripoli. La “riconquista” è cosa ormai fatta, anche la capitale è nelle mani degli insorti. Ad assumere importanza per i cosiddetti ribelli, o come lì si vuol chiamare, e per la comunità internazionale, più che il futuro del loro ex leader
ago
15
Governo,BCE,UE: alcuni spunti di riflessione
La complicata fase politica che ha portato nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ad approvare una delle manovre economiche più dure nella storia della Repubblica ha riproposto con forza il tema del tortuoso rapporto del nostro Paese con le istituzioni europee. Infatti, la polemica (peraltro fondata) sul commissariamento esterno da parte della BCE sulle scelte italiane di politica economica, se da un lato mostra – ancora una volta qualora ve ne fosse bisogno – la pericolosa fase d’impasse e stordimento che caratterizza la fase terminale del governo Berlusconi, dall’altro tuttavia è il frutto di carenze endemiche che mettono in discussione, ormai sempre più frequentemente, il nostro peso nei confronti dei tradizionali partners europei (Francia e Germania) e dell’Unione nel suo complesso.Molti, in primis il ministro Tremonti, hanno tentato in maniera sottile di scaricare il peso delle misure draconiane solo sulla “brutta e cattiva” BCE. L’intervento della banca di Francoforte c’è stato ma a questo punto – dopo settimane di speculazione – era inevitabile: lo strumento del nuovo Fondo europeo per la stabilità finanziaria è al momento l’unico salvagente immediato in grado di evitare il naufragio delle nostre disastrate finanze pubbliche. Così com’era altrettanto inevitabile il doveroso tentativo di giustificare l’ennesimo salvataggio di fronte all’opinione pubblica europea – in particolare quella tedesca dato che, come ha ricordato lo stesso Berlusconi, il 30% di questi soldi saranno messi dai cittadini tedeschi. Ecco allora il pressing del board di Francoforte tramite la lettera Trichet-Draghi
ago
10
ITALIANI NEL MONDO. MANOVRA – DI BIAGIO (FLI), MANNAIA SUI CONTRATTISTI MAE. URGE INTERVENTO
Roma, 10 agosto 2011 – “La manovra di Luglio blindata e repentina, ha introdotto delle pesanti criticità in capo alla categoria degli impiegati a contratto della rete Mae oltre confine, una categoria ancora una volta vessata, sotto il profilo contrattuale e fiscale”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato Fli in una nota. “L’art. 40, 1-ter della manovra legittima l’incremento del prelievo fiscale sugli stipendi del personale a contratto del Mae nella misura aggiuntiva del 25 % – spiega – mentre lascerà quasi inalterato ed indenne il prelievo fiscale delle Indennità di Sede riconosciute al personale di ruolo trasferito all’estero e ai diplomatici, andando ad ampliare la faglia di discriminazione sussistente tra le diverse categorie professionali
ago
04
Governo: sempre lo stesso film
Si è appena conclusa la due giorni di incontri che Silvio Berlusconi ha effettuato con il Parlamento e le parti sociali, una mini maratona che, si diceva, sarebbe stata un’importante occasione per fare il punto, tra l’altro, sulla crisi economica e sulle riforme da mettere in atto nel prossimo futuro. Il condizionale usato non è però affatto una scelta casuale, perché al di là delle dichiarazioni di facciata, su tutte quelle relative a un’indispensabile unità e alla necessità di agire di comune accordo, il presidente del consiglio è stato criticato non solo dall’opposizione, ma anche dai suoi stessi alleati, almeno nelle azioni. Procediamo però con ordine, iniziando dagli incontri in Parlamento di mercoledì pomeriggio, posticipati dall’iniziale orario delle 15 a quello delle 17:30 per attendere la chiusura di Piazza Affari e scongiurare ripercussioni negative sulla Borsa. Il messaggio di Berlusconi ha sostanzialmente seguito il filone dell’ottimismo, come praticamente sempre abbiamo visto dall’inizio della crisi: “C’è molto da fare ma abbiamo già fronteggiato nel migliore dei modi la situazione. Abbiamo tutti i fondamentali economici, le banche sono liquide e i problemi arrivano principalmente dalla crisi di fiducia che scuote i mercati finanziari, che restano perciò insensibili alla nostra solidità”. Detto ciò, Berlusconi ha fatto appello all’opposizione
lug
28
Italia: obiettivo ripartire
Approvata la manovra economica, l’Italia aspetta ora di lasciarsi alle spalle l’incubo degli attacchi speculativi e l’atmosfera da tangentopoli che sta connotando le ultime settimane di cronaca politica. Che il rilancio del Paese debba essere al primo posto nell’agenda politica del Governo è fuori discussione, tuttavia è necessaria un’analisi comparata tra le caratteristiche strutturali dell’Italia e la situazione economica a livello globale. La crescita mondiale sta proseguendo, forte della spinta dei paesi emergenti e del lieve recupero da parte degli USA; non a caso il primo trimestre 2011 ha fatto registrare un aumento del prezzo delle materie prime. Un clima generale di incertezza continua però a farsi spazio in Europa, figlio dei rischi sui debiti sovrani e delle perplessità sulla reale ripresa della produzione industriale negli Stati Uniti. A ciò occorre aggiungere l’impatto del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima, eventi che hanno interessato l’industria giapponese e, di riflesso, tutte le filiere produttive direttamente o indirettamente dipendenti dal paese nipponico. I livelli di disoccupazione permangono mediamente elevati in tutto il mondo, Italia in primis, e la domanda pubblica è in contrazione, indice del fatto che investimenti in infrastrutture sono quantomai fondamentali, soprattutto per i paesi in difficoltà come il nostro. Spostando il focus sull’Italia, balzano agli occhi problemi strutturali
lug
21
L’ ultima trovata del governo: eliminare la circoscrizione estero
Con la modifica dell’ art. 48 della Costituzione, apportata nel 2000, veniva istituita la circoscrizione estero e con essa sancito il diritto per gli Italiani nel mondo di poter prendere parte al voto per il rinnovo di Camera e Senato. La battaglia per l’ effettività del diritto di voto degli italiani residenti all’estero vide in prima linea, da sempre, l’ On. Mirko Tremaglia che, rappresentando le istanze delle nostre comunità oltre confine, contribuì alla realizzazione del sistema elettorale per la circoscrizione estero divenuto effettivo sin dal 2006 con l’ elezione del Parlamento per la XV legislatura. La battaglia di Tremaglia e del movimento per il diritto di voto per i cittadini AIRE continua ad essere una questione di ordine morale oltreché politico, una battaglia portata avanti nel nome di tutti quei concittadini che, nonostante la lontananza dalla madre patria e nonostante le vessazioni subite per colpa della loro italianità, mai ammainarono la bandiera e mai recisero i legami con il loro Paese, la loro cultura, lingua e storia. La vittoria di Tremaglia non fu la vittoria di una sola parte politica ma la vittoria di tutti noi italiani, la conquista di un diritto di voto oltreché di rappresentanza a lungo negato, la conquista di un riconoscimento, anche se minimo, dopo anni di noncuranza da parte delle istituzioni nazionali. Oggi quella vittoria rischia di essere spazzata via, cancellata dal virus dell’ estremismo localista che si annida nell’ attuale governo ed ispira l’ ultima proposta leghista di riforma costituzionale nascondendosi dietro alla questione dei costi della politica ma che nulla fa per colpire i veri sprechi: ad esempio l’eccessiva proliferazione degli enti locali, Province in primis
lug
14
Chiusura dei consolati: uno schiaffo alle Comunità
Anche se la recente riforma del Ministero degli Affari Esteri ha rappresentato un apprezzabile segnale di semplificazione e ammodernamento che vuole mantenere l’Italia allo stesso livello dei principali Paesi europei come la Gran Bretagna e la Francia, tuttavia ben poco si è fatto per implementare o almeno cercare di far sopravvivere un’efficace rete consolare all’estero. Anzi, ormai da qualche tempo ai piani alti della Farnesina si è deciso di procedere a una vera e propria destrutturazione della rete di questi importanti uffici amministrativi periferici. L’ennesimo schiaffo alle comunità italiane che vivono fuori dai confini nazionali da parte di un Governo che proprio si rifiuta di comprendere quanto, invece, i nostri connazionali emigrati rappresentino una risorsa fondamentale per il sistema Paese. Tra le comunità più colpite da questo “piano di razionalizzazione” ci sono certamente quelle europee, un paradosso se si pensa che esse sono tra le più numerose nel mondo e quindi quelle con le maggiori esigenze di carattere amministrativo e burocratico. Veri e propri uffici consolari strategici per i cittadini italiani in Europa tra i quali quello di Manchester, Lille, Liegi, Amburgo e Mons sono finiti, in questi mesi, sotto la scure dei tagli. In alcuni casi, grazie all’intervento attivo delle comunità interessate che si sono mobilitate attraverso petizioni e proteste si è riusciti a ritardare la chiusura di alcune di queste sedi come ad esempio quella di Manchester, ma tuttavia il Governo sembra intenzionato ad andare avanti. Anche il Senato di recente è intervenuto sulla vicenda cercando di frenare. Infatti, secondo quanto disposto da un ordine del giorno approvato il 25 maggio scorso, fino alla conclusione dell’indagine conoscitiva della 3° Commissione permanente (Affari esteri ed emigrazione) sul piano di ristrutturazione consolare, il Ministero degli Esteri non potrà prendere alcuna decisione definitiva circa la chiusura di queste sedi. L’indagine conoscitiva della 3° Commissione permanente
lug
07
Il Paese del “No”
NO TAV, NO dal Molin, NO al nucleare, NO all’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua: negli ultimi tempi l’Italia è diventata una Repubblica fondata sul NO? A quanto pare la paura del cambiamento attanaglia una certa parte dell’opinione pubblica, che costituisce al contempo bacino elettorale nonché cassa di risonanza mediatica per politici o aspiranti tali (ogni riferimento è puramente casuale). Ciò che colpisce è la pervicacia con la quale, di volta in volta, una parte o l’altra del nostro Paese si barrica dietro steccati culturali, rifiutando tutto ciò che al di fuori dei nostri confini è prassi comune. Le battaglie tra forze dell’ordine e manifestanti NO TAV non si sono verificate né in Francia né nel resto d’Europa, nonostante il progetto preveda l’attraversamento del continente da Lisbona fino a Kiev: è possibile che solo in Val di Susa si pensi che i benefici dell’alta velocità non siano tali da compensare l’inevitabile impatto ambientale ed i costi da sostenere? E’ plausibile che sia una convinzione tutta italica quella che vede i treni ad alta velocità dedicati al traffico commerciale non rappresentare il futuro ma, anzi, che questi siano andando incontro a un rapido processo di obsolescenza? Nutrire qualche dubbio al riguardo sembra quanto mai lecito, soprattutto se uno dei maggiori sostenitori del movimento NO TAV, Beppe Grillo, attraverso il suo blog si esprime dicendo: ”I lavori dovrebbero durare almeno vent’anni e nessun economista o esperto di collegamenti al mondo può dire quali saranno le necessità dei trasporti nel 2032”. Ma il traffico merci su rotaia è destinato seriamente a sparire o si tratta invece di controinformazione bugiarda a faziosa? E poi, caro Grillo, non potendone prevedere l’evoluzione, tanto vale non investire più in infrastrutture legate ai trasporti?
giu
22
Crisi greca: un rompicapo ad alto rischio
Mentre le principali borse finanziarie trattengono ancora il fiato, la nuova formazione di governo voluta dal primo ministro greco Papandreou ha ottenuto, durante la notte scorsa, la fiducia in Parlamento, conquistando 155 voti favorevoli e 143 contrari. Una vittoria risicata, dunque, che fa eco alle migliaia di persone che da quasi una settimana sono accampate davanti ai palazzi del potere greci e che continuano a manifestare con rabbia contro il governo. Tuttavia, se internamente la Grecia vive sul filo di una soffocante tensione che rischia di trasformarsi in qualcosa di ben più grave, sotto l’ottica di Bruxelles il voto di ieri rappresenta la prima tappa del doloroso sentiero di tagli economici che entro la fine del mese dovrà portare all’approvazione del nuovo piano di austerity greco. E’ questo l’ultimatum stabilito nei giorni scorsi a Lussemburgo dalla troika internazionale che gestisce la crisi ellenica (ECOFIN/Commissione europea, BCE e FMI), altrimenti Papandreou vedrà sfumare la possibilità di ottenere la quinta tranche di prestiti pari a 12 miliardi di euro prevista dal piano di salvataggio. Personaggio chiave sembra essere sempre di più il nuovo vigoroso ministro dell’economia greco, Evangelos Venizelos: sarà lui a dover portare sul tavolo del vertice dei ministri finanziari europei del 3 luglio prossimo una manovra credibile e soprattutto attuabile in tempi stretti, altrimenti addio al prestito. Rassicurare l’Europa e i mercati finanziari, ma allo stesso tempo cercare di calmare gli animi inferociti della popolazione, un compito certo non facile quello del nuovo governo guidato da Papandreou che però ha ottenuto
giu
16
Diamo a Fini quel che è di Fini
A qualche giorno dal raggiungimento del quorum referendario riprendiamo a guardare e a ragionare. La domanda che attraversa l’informazione e tutti i talk show politici del momento in Italia è quella che chiede se sia terminato il ciclo Berlusconiano. La tornata delle elezioni amministrative e l’esito dei referendum hanno rappresentato le “due sberle” al Governo e soprattutto a Berlusconi, il quale come ha sempre fatto dal 1994 in poi, ha caricato di significato politico, del suo significato politico, ogni consultazione tra i cittadini: con me o contro di me. Il segnale questa volta è arrivato tanto chiaro quanto forte proprio all’indirizzo del carismatico leader del Pdl, indicando una stanchezza che ormai alberga proprio tra quel popolo con il quale Berlusconi ha sempre dimostrato di avere, molto più degli altri, un canale diretto e privilegiato. Non è dunque la sinistra ad avere ritrovato la capacità di costruire consenso attorno alle proprie idee e ai propri rappresentanti, ma è l’Italia dei moderati che ha causato la debacle di queste ultime settimane. Avevamo già detto qui su Italiaineuropa che i primi sintomi della discesa berlusconiana erano chiari e che intravedevamo il momento in cui sarebbero stati molti a girare le spalle al proprio capo in odore di disgrazia.Ora da quei sintomi siamo ad una patologia conclamata e pensiamo sia molto, ma molto difficile, che il Governo riesca a tirar fuori dal cappello a cilindro quelle iniziative concrete che servirebbero a far invertire una tendenza che ormai sembra quella maggioritaria nel paese, che in definitiva vuole una nuova politica di destra o di sinistra, comunque senza Berlusconi. Credo che fin qui la maggioranza degli osservatori sarebbero concordi, allora vale la pena di spostarsi su un campo un po’ più delicato e controverso. E’ possibile identificare un’ origine, una causa prima per questo corso degli eventi? Oppure quanto sta accadendo era ed è nelle cose, frutto del naturale compimento
giu
14
Il referendum e gli Italiani all’estero
Si è chiusa la due giorni di voto per il referendum abrogativo del 2011 e, contro le previsioni di molti, si è raggiunto il quorum e i risultati parlano di una schiacciante vittoria dei Si. Tutto risolto? Macché. Già, perché la situazione del voto degli italiani residenti all’estero rischia di stravolgere la situazione, aprendo scenari impensabili e rischiando di compromettere l’intera validità del referendum. La questione è ormai nota: i cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali ha votato ben prima del 12 e 13 giugno per esigenze organizzative. Fin qui niente di strano, se non che la Corte di Cassazione, in seguito a un intervento legislativo giunto poco prima della consultazione n Italia, ha riformulato il quesito relativo alla questione nucleare, rendendo la sua formulazione diversa rispetto a quella che si erano trovati davanti i nostri concittadini all’estero. La questione è sostanziale e nel peggiore dei casi potrebbe addirittura portare all’annullamento del loro voto, rendendo vana la preferenza espressa nel pieno dei propri diritti e doveri civili. Ora, a conti fatti l’annullamento delle schede non avrà conseguenze pratiche sul referendum: i calcoli dicono che un affluenza del 53,5% sarebbe sufficiente a mantenere il quorum anche senza il conteggio dei voti esteri, e la percentuale è superiore di circa quattro punti rispetto a questa soglia. Si potrebbe cadere nella tentazione di lasciar dunque andare la questione come irrilevante, ma non è così. Restano infatti ben presenti quantomeno le ricadute etiche del fatto: posto che anche 3,3 milioni di No accettati non avrebbero cambiato le sorti del referendum, è ammissibile una tale disorganizzazione in un evento che avrà serissime ricadute dal punto di vista economico, politico e ambientale? Noi crediamo di no. La questione nucleare è di strettissima attualità dopo le vicende




